L’emergenza presenta il conto, il prezzo del Coronavirus

Nelle ultime settimane i prezzi dei generi alimentari sono aumentati, e per l’80% della popolazione italiana, che già prima dell’emergenza Coronavirus faticava a risparmiare, il lieto fine del post Covid non è poi così sicuro.

La Fase 2 sarà perciò il banco di prova per l’economia italiana, e la spinta non può che cominciare dal basso. La strada tracciata da alcune piattaforme online sembra essere la sintesi ideale tra le necessità e i desideri delle persone, perché uniscono la convenienza e la sicurezza degli acquisti online alla spesa “dal vivo”, Dall’acquisto alla consegna il rapporto è infatti con il proprio negoziante di fiducia.

Prodotti per la pulizia e l’igienizzazione, i più rincarati

Secondo un’indagine di Spesarossa.it sui prezzi dei generi alimentari e le abitudini di spesa degli italiani durante l’emergenza l’87,6% degli intervistati ritiene che i prezzi dei prodotti alimentari nelle ultime settimane siano aumentati, nonostante gli appelli alla calma verso i consumatori e al buonsenso verso produttori e distributori da parte del governo. Come ci si sarebbe potuto aspettare il maggior incremento dei prezzi, secondo il 63% degli intervistati, ha riguardato prodotti per la pulizia e l’igienizzazione. Seguono carne e pesce, il cui prezzo è aumentato rispettivamente secondo il 34% e il 28% degli intervistati. Ma il primato lo detengono frutta e verdura, il cui prezzo, secondo l’esperienza dell’84% degli intervistati, è aumentato molto più degli altri.

La spesa si fa nel piccolo supermercato di zona

Per gli acquisti di beni di prima necessità il 40% degli intervistati si è servito presso i grandi supermercati, ma solo il 29% lo ha indicato come modalità preferita. La zona rossa e le restrizioni agli spostamenti hanno invece determinato il successo dei negozi di quartiere, frequentati dal 38% degli intervistati, ma preferiti in assoluto dal 14% del totale. La dimensione del piccolo supermercato locale sembra invece mettere d’accordo tutti. Varietà dell’offerta, comodità e prossimità, unite alla convenienza e alla presenza di offerte periodiche, ha attirato almeno una volta il 53% dei consumatori. Questa modalità è stata indicata come preferita dal 43% degli intervistati. In coda, i mercati rionali, frequentati almeno una volta dal 12,4% degli intervistati, e preferiti solo dal 4%.

Siamo davvero pronti per la spesa online?

Rapida, spesso più conveniente, e soprattutto a domicilio, la spesa online ha tutti i requisiti per affrontare l’emergenza, sia quella sanitaria sia quella dei prezzi. Ma quella che sembrava dovesse essere finalmente una rivoluzione digitale degli acquisti ha convinto solo il 17,5% dei consumatori, ed è stata indicata come modalità preferenziale solo dal 9,4%. Dall’indagine di Spesarossa.it risulta infatti che pur manifestando curiosità e apertura al mondo dell’acquisto online la maggior parte degli italiani non è disposta a rinunciare alla componente personale e umana. Che si tratti del proprio fruttivendolo di fiducia, del cassiere del supermercato o del negoziante.

Pubblicato in Varie | Commenti disabilitati su L’emergenza presenta il conto, il prezzo del Coronavirus

Auto elettriche, nel 2020 calo globale del 43%. Le proposte per salvare il mercato

Il 2020 vedrà un vero e proprio crollo nelle vendite di veicoli elettrici in tutto il mondo. Dalle 2,2 milioni di unità vendute nel 2019 il mercato scenderà a 1,3 milioni, che faranno segnare un deciso -43% nelle vendite. Gli analisti di Wood Mackenzie sottolineano però che il 2020 era iniziato con una tendenza opposta. A gennaio le vendite di veicoli elettrici in Europa segnavano un aumento del 121%, mentre il mercato generale era cresciuto del 7%. Questa tendenza è proseguita fino a febbraio, ma si è arrestata drasticamente verso la fine del primo trimestre. Secondo la società britannica specializzata in studi sul settore dell’energia, a influenzare negativamente il settore EV sono il calo del prezzo del petrolio, che riflettendosi sui costi dei carburanti rende ancora più antieconomico il passaggio all’elettrico per percorrenze annue non elevate. Ma soprattutto l’incertezza legata alla crisi globale da Covid-19.

Frenare la transizione è rischioso, ma non per gli esperti italiani

Secondo gli analisti frenare o rinviare la transizione tecnologica verso la mobilità elettrica in questo momento di crisi da coronavirus è rischioso per l’Italia. Mentre nel mondo l’azienda di analisi britannica prevede per il 2020 un crollo del 43% in Italia l’associazione Motus-E (piattaforma trasversale tra industria, mondo accademico e associazionismo ambientale nata per promuovere la mobilità elettrica), sostiene, al contrario, che non fermare il passaggio alle auto a zero emissioni è necessario, riporta Ansa.

Rafforzare l’ecobonus per i veicoli a zero emissioni

Motus-E è consapevole che il settore dell’automotive è stato sconvolto dalla pandemia Covid-19, ma al contempo sottopone una serie di proposte al governo per rafforzare il ruolo dell’Italia nel passaggio alla mobilità elettrica. Come quella di rafforzare l’ecobonus per i veicoli a zero e basse emissioni. In particolare, secondo Motus-E servirebbero 200 milioni per il 2020 con consegne entro i primi 6 mesi del 2021. Una sorta di cura choc per sostenere le piccole, medie e grandi imprese che decidono di ripartire investendo i mezzi di trasporto ecologici. Un’altra proposta è decarbonizzare la logistica urbana, incentivando l’acquisto i veicoli da trasporto merci elettrici.

Realizzare una rete nazionale efficiente e capillare

L’associazione dedica in un capitolo a parte del pacchetto di richieste al sostegno alle infrastrutture di ricarica. In particolare, l’associazione sottolinea la necessità di supportare la ricarica a casa e in ufficio, e realizzare una rete nazionale efficiente e capillare. Non manca il supporto all’offerta, innanzitutto creando, rendendo vantaggiosi e diffondendo strumenti di aggregazione per le Pmi. Inoltre, viene chiesto al Governo di prevedere sgravi fiscali e contributivi per l’assunzione di tecnici specializzati nei settore della mobilità elettrica.

Pubblicato in Varie | Commenti disabilitati su Auto elettriche, nel 2020 calo globale del 43%. Le proposte per salvare il mercato

WhatsApp lancia il Coronavirus Information Hub

WhatsApp, insieme a Oms, Unicef e Undp, il Programma dell’Onu per lo Sviluppo, lancia il WhatsApp Coronavirus Information Hub, la guida per gli operatori sanitari, gli educatori, i leader delle comunità, le organizzazioni no profit, i governi e le imprese locali che utilizzano l’applicazione di messaggistica per comunicare. L’obiettivo è arginare il fenomeno delle fake news, che mettono a rischio l’informazione corretta sulla pandemia e le sue conseguenze. L’azienda di proprietà del gruppo Facebook ha poi deciso di donare 1 milione di dollari all’Ifcn, l’International Fact-Checking Network del Poynter Institute, che sostiene il fact-checking della #CoronaVirusFacts Alliance, estesa a più di 100 organizzazioni locali in almeno 45 Paesi.

Informazioni attendibili sulla salute per contrastare il diffondersi di notizie non verificate

Il sito whatsapp.com/coronavirus offre agli utenti di tutto il mondo consigli generali e risorse su come trovare informazioni attendibili sulla salute e contrastare il diffondersi di notizie non verificate. Queste raccomandazioni saranno distribuite dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Undp) a coloro che coordinano gli sforzi locali. WhatsApp sta inoltre collaborando con Oms e Unicef per fornire alle persone di tutto il mondo hotline di messaggistica da utilizzare direttamente. Queste hotline forniranno informazioni affidabili e saranno elencate nel WhatsApp Coronavirus Information Hub, riporta Askanews.

In Italia chiamate e messaggi aumentati del 20%

In Italia le chiamate e i messaggi, si legge in una nota della società, sono aumentati del 20% rispetto a un anno fa. E WhatsApp ha quasi raddoppiato la capacità del server per supportare la crescente esigenza di chiamate voce e video in tutto il mondo.

“Sappiamo che i nostri utenti stanno utilizzando WhatsApp più che mai in questo momento di crisi – afferma Will Cathcart, responsabile di WhatsApp -. Volevamo mettere a loro disposizione una risorsa semplice, che potesse aiutare le persone a stare in contatto in questo momento. La collaborazione con il Poynter Institute, inoltre, permette di far crescere il numero di organizzazioni che si occupano di fact-checking sull’applicazione, e sostiene il loro lavoro per combattere le notizie false. “Continueremo anche a lavorare direttamente con i ministeri della salute di tutto il mondo – continua Cathcart – per dare loro la possibilità di dare aggiornamenti direttamente tramite WhatsApp”.

Combattere il virus e l’infodemia

A fronte di una valanga di informazioni, che l’Oms ha definito infodemia, “l’International Fact-Checking Network si impegnerà ad analizzare e studiare la diffusione di ‘bufale’ riguardanti la salute su WhatsApp in diversi formati – sottolinea Baybars Orsek, direttore Ifcn – e rendere disponibili strumenti adatti per identificare e eliminare le fake news che circolano sull’applicazione”.

Fornire informazioni aggiornate sul Coronavirus alle comunità locali di tutto il mondo è un aspetto fondamentale per arginare la diffusione del virus.

Le partnership con aziende private come WhatsApp aiutano a ottenere in tempo reale “informazioni di primaria importanza direttamente dall’Oms e dalle autorità sanitarie locali – commenta Achim Steiner, amministratore di Undp – rendendole accessibili a miliardi di utenti in tutto il mondo”.

Pubblicato in Varie | Commenti disabilitati su WhatsApp lancia il Coronavirus Information Hub

L’Intelligenza Artificiale scopre un nuovo super antibiotico

L’Intelligenza Artificiale sarà in grado di trovare anche nuove cure per la salute umana? Pare proprio di sì. La notizia, recentemente pubblicata su una nota rivista scientifica, è che un sistema di IA ha identificato un nuovo super antibiotico: un dato di grande rilievo, visto che tutti noi stiamo diventando sempre più antibiotico-resistenti e che, negli ultimi anni, la ricerca su questa tipologia di farmaci ha registrato un deciso rallentamento. Probabilmente saranno proprio i computer più avanzati a combattere le malattie, “scovando” cure e medicinali sempre più sofisticati e in breve tempo.

Si chiama ‘halicin’ in omaggio a Hall 9000

Il super antibiotico scoperto dall’IA è stato battezzato ‘halicin’ in omaggio al supercomputer Hal 9000 del film ‘2001: Odissea nello spazio’. Il farmaco ha dimostrato nei test di laboratorio di poter eliminare molti dei batteri portatori di malattie, compresi alcuni ceppi diventati resistenti a tutti i farmaci tradizionali. Il risultato, pubblicato sulla rivista Cell dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit), potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova era per la ricerca sugli antibiotici,

Cosa dicono i ricercatori

Come ha spiegato James Collins del Mit, riporta l’Ansa,”Stiamo affrontando una crisi crescente per quanto riguarda l’antibiotico-resistenza, e questa situazione si è venuta a creare sia per un aumento dei microrganismi patogeni divenuti resistenti, sia per una produzione sempre più scarsa di nuovi antibiotici da parte delle industrie biotech e farmaceutiche”. Per ovviare a questo “stop”, gli scienziati americani hanno creato un algoritmo di apprendimento automatico addestrato ad analizzare in modo estremamente accurato la struttura chimica dei composti chimici, mettendola in correlazione con specifiche proprietà come la capacità di uccidere i batteri. In questo modo hanno ottenuto una piattaforma capace di passare in rassegna più di centro milioni di composti nell’arco di alcuni giorni, identificando quelli che potrebbero uccidere i batteri usando meccanismi d’azione diversi rispetto ai farmaci esistenti. “Il nostro approccio ha svelato questa fantastica molecola che è verosimilmente uno degli antibiotici più potenti mai scoperti”, aggiunge Collins.

Le prospettive future

Il processo per mettere a punto ‘halicin’ ha avuto ulteriori risvolti positivi: durante la ricerca sono infatti state individuate anche altre otto molecole potenzialmente interessanti che verranno testate a breve. Il sistema, affermano gli esperti, potrebbe essere utilizzato non solo per creare nuovi farmaci, ma anche per ottimizzare e perfezionare quelli già esistenti.


Pubblicato in Varie | Commenti disabilitati su L’Intelligenza Artificiale scopre un nuovo super antibiotico

Sei un supertifoso? Attento alla salute

Lo sport fa benissimo, lo sappiamo tutti. Ma sappiamo anche che fa bene praticarlo: seguirlo da tifosi, invece, potrebbe nascondere qualche rischio. Proprio così: i tifosi sfegatati di calcio, ha scoperto un recente studio, potrebbero sviluppare durante le partite un livello così alto di stress da mettere in pericolo il loro sistema cardiocircolatorio, fino al rischio infarto.

Lo studio condotto durante i Mondiali del Brasile del 2014

Lo studio che ha messo in evidenza quanto tenere alla propria squadra del cuore sia un pericolo per il cuore è stato recentemente pubblicato sulla rivista Stress and Health. In estrema sintesi, i ricercatori dell’Università di Oxford – gli autori di questa analisi – hanno misurato la presenza di cortisolo, l’ormone dello stress, nella saliva dei tifosi e delle tifose durante tre partite dei Campionati del mondo Brasile 2014. Gli esperti hanno così sottoposto ai test un gruppo di tifosi prima, durante e dopo i match. Hanno trovato, in particolare durante la storica sconfitta casalinga in semifinale contro la Germania, finita 7-1, livelli di cortisolo schizzato alle stelle, “un parametro particolarmente pericoloso, perché collegato a aumento della pressione arteriosa e affaticamento del cuore, soprattutto se è già indebolito” precisa lo studio ripreso anche dall’Ansa.

Non è la prima ricerca in merito

Quella condotta dai ricercatori di Oxford non è la prima indagine che esplora i collegamenti fra tifo estremo e salute del cuore. Ricerche precedenti, infatti, hanno mostrato un aumento di casi di infarto tra i tifosi durante le partite più importanti. “Anche i sostenitori occasionali sperimentano lo stress, ma non così forte come in coloro che si identificano con la propria squadra”, spiega la ricercatrice Martha Newson. “Non sono state riscontrate invece differenze nei livelli di stress tra uomini e donne, nonostante il pregiudizio secondo il quale gli uomini siano più legati alle loro squadre di calcio”.

Cosa fare per ridurre il rischio

Secondo gli autori della ricerca, ci sono però tutta una serie di “tattiche” per far rilassare i tifosi dopo simili emozioni, direttamente sul luogo delle partite, e preservarne la salute cardiovascolare. “Gli stadi dovrebbero abbassare le luci e suonare musica rilassante dopo le partite e i club potrebbero prendere in considerazione la possibilità di offrire screening cardiaci o altre misure di salute ai sostenitori più impegnati”. In questo modo si abbasserebbe sensibilmente il rischio di “lasciare sul campo” dei tifosi per l’eccesso di tensione.

Pubblicato in Varie | Commenti disabilitati su Sei un supertifoso? Attento alla salute

Lo chef è stressato, arrivano gli psicologi per la ristorazione

Nell’immaginario collettivo contemporaneo lo chef è associato sempre di più a una star piuttosto che a un lavoratore costretto a stare in piedi tra pentole e fornelli anche 10 o 12 ore al giorno. Di fatto, si tratta di una delle professioni più ambite negli ultimi anni, eppure quello dello chef è un mestiere estremamente stressante. Raramente ce ne si rende conto, solo quando le cronache riportano storie estreme di chef molto noti, o quando nomi celebri della ristorazione decidono di abbandonare il campo. Questo problema, che riguarda da vicino il mondo della ristorazione e dell’accoglienza, inizia finalmente a ottenere l’attenzione che merita. Un’associazione, quella degli Ambasciatori del Gusto, nata nel 2016 per valorizzare il patrimonio agroalimentare ed enogastronomico italiano, ha sottoscritto un protocollo d’intesa con l’Ordine degli Psicologi del Lazio. Con la finalità di tutelare la salute, anche psicologica, degli operatori del settore.

Uno strumento d’informazione e prevenzione per la categoria

Diversamente da quanto già accade all’estero, in Italia non era ancora stato affrontato con approccio scientifico il tema dello stress da lavoro nel settore della ristorazione. Ora, il gruppo di lavoro costituito dagli psicologi aderenti all’Ordine e dagli Ambasciatori del Gusto realizzerà uno studio analizzando i fattori che contribuiscono a creare stress. Con l’obiettivo, nel medio-lungo termine, di fotografare le condizioni psichiche di lavoro alle quali molti professionisti sono sottoposti, riferisce Askanews. La ricerca permetterà la stesura di un documento, che possa diventare uno strumento d’informazione e prevenzione per la categoria, che comprende cuochi, ristoratori, pizzaioli, panettieri, sommelier, pasticceri, gelatai e personale di sala.

Un panel utile nella gestione quotidiana del lavoro

“Lo stress da lavoro è una patologia riconosciuta e un segnale d’allarme quanto mai attuale, anche nel mondo della ristorazione, di cui noi Ambasciatori siamo da sempre portavoce – ha commentato Cristina Bowerman, presidente dell’Associazione italiana Ambasciatori del gusto -. Avviare questa inedita collaborazione con l’Ordine degli Psicologi è motivo di soddisfazione e orgoglio. Il nostro impegno – ha aggiunto Bowerman – è quello di poter restituire a tutta la categoria un panel di informazioni utili nella gestione quotidiana del lavoro, singolo e di brigata, e uno strumento concreto anche per le nuove generazioni, sempre più esposte a questo tipo di pressioni”.

Puntare a promuovere una cultura del benessere psicologico

“Presentiamo questo Protocollo di intesa con particolare soddisfazione  soprattutto perché tale impegno si concretizzerà in un Documento di buone prassi immediatamente spendibile e scientificamente fondato, tarato sulle specifiche esigenze del comparto – ha sottolineato Nicola Piccinini, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio -. Il team di ricerca punterà a promuovere una cultura del benessere psicologico, che muovendo dal dettato normativo (D.Lgs. 81/08), sappia cogliere le specificità e le esigenze delle piccole imprese dell’accoglienza e della ristorazione”. Che per le loro caratteristiche intrinseche richiedono un approccio dedicato e innovativo.

Pubblicato in Varie | Commenti disabilitati su Lo chef è stressato, arrivano gli psicologi per la ristorazione

Record di acquisti natalizi su Amazon per il Cyber Monday 2019

Il Cyber Monday di quest’anno è stata la giornata di shopping di maggior successo nella storia di Amazon. I clienti di tutto il mondo hanno fatto acquisti a livelli record, ordinando centinaia di milioni di prodotti a livello globale.

A partire dal Black Friday del 22 novembre fino al Cyber Monday di lunedì 2 dicembre i clienti Amazon hanno avuto accesso a decine di migliaia di offerte, e hanno risparmiato milioni di euro sui regali di Natale. Ma non solo. Anche su altri prodotti da tutte le categorie, di cui le più vendute sono state giocattoli, casa, moda, salute e cura della persona. I prodotti più venduti? A livello mondiale, Echo Dot e Fire TV Stick con telecomando vocale Alexa.

Oltre 37 ordini al secondo a livello globale

I partner di vendita, principalmente piccole e medie imprese, hanno venduto più prodotti durante questo Cyber Monday che in qualsiasi altro periodo di 24 ore nella storia dell’azienda, e il Black Friday è stata la giornata a più intenso traffico in termini di unità ordinate, con oltre 37 ordini al secondo in media.

Di fatto, durante il Black Friday e il Cyber Monday di quest’anno i clienti di tutto il mondo hanno acquistato su Amazon più giocattoli che mai. I bestseller? LEGO Star Wars, Castello di Darth Vader, Monopoly Edizione Disney Frozen 2 e giochi Hasbro tra cui Jenga, Indovina Chi e Candy Land Il Regno delle Dolci Avventure.

Ordinati più di 25 milioni di dispositivi per la domotica

A livello globale, è stato un weekend di shopping natalizio da record per i dispositivi per la casa intelligente su Amazon. Durante il Black Friday e il Cyber Monday 2019 i clienti Amazon in tutto il mondo hanno ordinato più di 25 milioni di dispositivi per la domotica, tra cui iRobot Roomba 675 Robot, Furbo Dog Camera e Wemo Mini Smart Plug. I dispositivi Amazon più venduti a livello globale sono stati invece gli Echo Dot i tablet e Fire TV Stick con telecomando vocale Alexa.

I prodotti più venduti

Le categorie più popolari? Giocattoli con Giochi di società, Casa con lampadine intelligenti/Candele profumate/Stendibiancheria, Elettronica di consumo (Wireless) con Cellulari, cuffie bluetooth e Smart Watch e schede di memoria, Cura della casa (Cucina), aspirapolveri robot e aspirapolveri senza fili. Tra i prodotti più ordinati durante il giorno del Black Friday, Amazon Echo Dot (3° generazione), Carta Igienica Scottonelle, e Capsule di Caffè Borbone Respresso. Mentre tra quelli più ordinati durante il Cyber Monday, le Cuffie Bluetooth HOMSCAM, Oral-B Smart 4 CrossAction Spazzolino Elettrico, capsule Caffè Borbone Respresso, FIFA 20 per PlayStation 4. Il prodotto più venduto su Amazon Prime Now tra Milano e Roma è stato invece l’Acqua Sant’Anna Naturale.

Pubblicato in Varie | Commenti disabilitati su Record di acquisti natalizi su Amazon per il Cyber Monday 2019

Nove imprese su dieci “assumono” un influencer (ma solo per eventi speciali)

L’utilizzo dei social da parte delle aziende e l’affermarsi del fenomeno degli influencer sta facendo crescere il numero di campagne di influencer marketing per accrescere e diversificare i contenuti per il target di riferimento delle imprese. E 9 aziende su 10 hanno coinvolto almeno un influencer nel proprio piano di comunicazione. Soprattutto su Instagram, Facebook e Youtube.

Ma che ruolo assegnano le aziende alle nuove personalità del mondo social all’interno dei propri piani di marketing? A questa domanda risponde il secondo appuntamento dell’Osservatorio Influencer Marketing (Oim) realizzato da Ipsos e Flu, agenzia italiana parte di Uniting Group Holding, specializzata in influencer marketing.

Raggiungere direttamente il proprio target di riferimento

Perché i brand coinvolgono gli influencer? Secondo l’osservatorio Oim la prima ragione è la necessità di raggiungere direttamente il proprio target di riferimento (88%), mentre la seconda è la necessità di fare brand awareness (85%), e la terza è il bisogno di migliorare il percepito della marca verso il target di riferimento (76%). Gli influencer scelti dalle aziende come brand ambassador non sono Vip, ma persone specializzate in tematiche specifiche, e note quindi all’interno di community di riferimento rispetto alle quali godono di molta credibilità. Come già emerso nel primo osservatorio Oim gli utenti dichiaravano di seguire con maggiore fiducia i consigli delle personalità social esperte nei temi a loro più cari, preferendoli ai volti più noti.

Una collaborazione attivata solo in occasione di eventi o iniziative speciali

Le collaborazioni con gli influencer nella maggior parte dei casi non sono continuative ma temporanee. Il 66% degli intervistati dichiara, infatti, di attivare la collaborazione con uno o più influencer solo in occasione di eventi o iniziative speciali. E solo il 34% dichiara di avvalersi di questo strumento in modo continuativo, come parte integrante della strategia di comunicazione. Se si considera, poi, da chi vengono ideate e gestite le campagne di influencer marketing, 4 aziende su 5 dichiarano di avvalersi del supporto sia di specialisti del marketing interni sia di realtà esterne esperte specializzate in ambito influencer marketing (42%). Solo un’azienda su cinque dichiara di realizzare tutto internamente.

Un ribaltamento della modalità di promuovere il marchio

Per validare l’efficacia della scelta di un influencer le aziende si affidano prevalentemente alle cosiddette vanity metrics, ovvero l’engagement generato dai contenuti condivisi e dal profilo dell’influencer (numero di like, di commenti, recensioni e altre interazioni). I brand valutano poi i contatti (reach, true reach e il numero di visualizzazioni), e il sentiment generato dai post, le brand associations, e gli aggettivi dei tags, riporta Adnkronos.

“L’adesione non è alla marca, ma alla marca attraverso l’influencer – afferma Claudia Ballerini, Head of Quantitative Business Unit di Ipsos -. È necessario, infatti, un ribaltamento della modalità comune di promuovere la marca, perché si lascia la comfort zone della comunicazione tradizionale e si entra in un mondo che, seppur studiato, può essere un po’ imprevedibile”.

Pubblicato in Varie | Commenti disabilitati su Nove imprese su dieci “assumono” un influencer (ma solo per eventi speciali)

Addio bollettino Rav, arriva pagoPA

Nelle cartelle di Agenzia delle entrate-Riscossione il nuovo modulo di pagamento pagoPA sostituirà gradualmente il bollettino Rav, che nel 2018 è stato utilizzato da cittadini e imprese per oltre 15 milioni di pagamenti di cartelle e avvisi, circa il 90% del totale delle transazioni. PagoPA è il sistema dei pagamenti realizzato dallo Stato e gestito dalla nuova società pagoPA nell’ambito dell’attuazione dell’Agenda Digitale Italiana. E la sua adozione rappresenta un ulteriore passo in avanti nell’ambito del percorso di innovazione intrapreso da Agenzia delle entrate-Riscossione per offrire servizi sempre più accessibili, tempestivi e facili da utilizzare.

Il nuovo modulo include il QR code per pagare anche con lo smartphone

Il nuovo modulo permette di trovare rapidamente le informazioni di cui il contribuente ha bisogno, di aggiornare l’importo dovuto alla data del versamento, e include il QR code per pagare facilmente anche attraverso lo smartphone. Come con il bollettino Rav si può pagare online, oppure presso Poste, banche, tabaccherie e tutti gli altri canali aderenti al nodo pagoPA. Basta portare con sé il modulo di pagamento inserito in cartella.

I bollettini Rav collegati a comunicazioni già inviate, come ad esempio per la rottamazione -ter delle cartelle, potranno continuare a essere utilizzati per il pagamento. Lo stesso vale per le comunicazioni inviate ancora con i Rav finché che non si concluderà la fase di passaggio a pagoPA, riporta Adnkronos.

2,2 milioni di operazioni effettuate nei primi otto mesi del 2019

Negli ultimi tre anni sono stati 4,7 milioni i pagamenti tramite il sistema pagoPA ricevuti dall’Agenzia delle entrate-Riscossione. Da poco più di 256 mila transazioni del 2017, quando l’Agenzia ha cominciato ad attivare il nuovo sistema per i propri canali web nei primi otto mesi del 2019 si è passati a 2,2 milioni di operazioni effettuate. Questo, a seguito dell’estensione di pagoPA anche agli altri operatori aderenti al nuovo sistema di pagamento elettronico.

Già oggi infatti sempre più contribuenti scelgono di pagare cartelle e avvisi utilizzando canali di pagamento alternativi allo sportello. Nel 2018 sono state registrate circa 15,8 milioni di transazioni (oltre il 90% del totale), mentre sono stati 1,4 milioni i versamenti effettuati agli sportelli della riscossione, ormai più orientati alla funzione di assistenza dei contribuenti.

Allo sportello, via web o con l’app

Chi si reca agli sportelli fisici, come posta, banca o agli sportelli dell’Agenzia di Riscossione, può consegnare il modulo pagoPA all’operatore, che utilizzerà la sezione con i dati riferiti al canale di pagamento scelto. Chi invece paga tramite i servizi telematici, come il portale dell’Ente di Riscossione o l’home banking, deve inserire il Codice modulo di pagamento di 18 cifre e l’importo da pagare riportati nel modulo pagoPA. Ancora più semplice il pagamento con smartphone e tablet tramite app. Basta inquadrare il QR Code o il Data Matrix (sul modulo sono i codici rappresentati da un codice a barre quadrato), e il sistema identifica subito il relativo versamento.

Pubblicato in Varie | Commenti disabilitati su Addio bollettino Rav, arriva pagoPA

In Italia tariffe di telefonia mobile tra le meno care d’Europa

In Italia i piani tariffari per la telefonia mobile sono tra i più economici d’Europa. Se pensiamo di spendere troppo per messaggi, chiamate e utilizzo di Internt dal nostro smartphone, quindi, ci sbagliamo. Nonostante gli ultimi rincari avvenuti sui clienti con contratti già attivi, in Italia nel corso dell’ultimo anno le tariffe di telefonia mobile sono diminuite del 20%. E oggi un cliente che cambia operatore spende, in media, 12,50 euro al mese, con un traffico dati di circa 45 GB.

Uno studio focalizzato sui piani tariffari intermedi di 12 Paesi europei

La conferma arriva da Facile.it, che ha confrontato le tariffe di telefonia mobile di fascia media proposte nel mese di giugno 2019 in diversi paesi europei, quali Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Norvegia, Olanda, Polonia, Spagna, oltre, ovviamente, all’Italia.

L’analisi ha preso in considerazione un mix di piani tariffari rappresentativi per ogni Paese, calcolando un valore medio sia in termini di costi sia in termini di traffico dati. Lo studio si è focalizzato sulla fascia intermedia dell’offerta, escludendo quindi le proposte entry level e quelle più costose.

Meno cari di noi solo Polonia e Francia

Ciò che è emerso da questo confronto è che sono pochi gli Stati che fanno meglio dell’Italia. Il Paese più economico di tutti è la Polonia, con 6 euro al mese e 72 euro l’anno, il 52% in meno rispetto al nostro Paese. Ma tra gli Stati europei più economici dell’Italia si trova anche la Francia, dove, in media, si spendono 9 euro al mese, per un totale di 107 euro l’anno. La bolletta italiana risulta perciò più alta del 40% rispetto a quella francese.

In Norvegia si spende il 126% in più rispetto all’Italia

La Norvegia è invece la nazione più cara: a Oslo si spendono, in media, circa 28 euro al mese, pari a 340 euro l’anno, il 126% in più rispetto a quanto spendono gli italiani. Tariffe alte però anche in Spagna e in Gran Bretagna, riporta Adnkronos. Se però si punta l’attenzione sui GB, con i dati di traffico incluso, nella fascia tariffaria analizzata da Facile.it lo scenario cambia sensibilmente. L’unico Paese che batte l’Italia è la Francia. Oltralpe con 9 euro i clienti ottengono in media 50 GB di traffico dati al mese. Sul podio, ma dopo l’Italia, si posiziona invece l’Irlanda, dove è possibile contare, sempre in media, su circa 22 GB di dati ogni mese.

Pubblicato in Varie | Commenti disabilitati su In Italia tariffe di telefonia mobile tra le meno care d’Europa