Welfare aziendale, quando il programma è di successo

Sono quasi raddoppiate nel tempo record di tre anni le imprese che hanno iniziative di welfare aziendale. Lo mette in luce il Rapporto 2019 – Welfare Index Pmi, promosso da Generali Italia con la partecipazione delle maggiori confederazioni italiane (Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato e Confprofessioni), che per il quarto anno ha analizzato il livello di welfare in 4.561 piccole medie imprese italiane. Se nel 2016 erano il 25,5%, nel 2018 sono salite alla quota di 45,9% le Pmi italiane attive con programmi di welfare.

Si allarga l’ambito delle iniziative

Welfare Index Pmi ha monitorato le iniziative di welfare delle imprese, di tutti i settori produttivi e di tutte le classi dimensionali in 12 aree: previdenza integrativa, sanità integrativa, servizi di assistenza, polizze assicurative, conciliazione vita-lavoro, sostegno economico, formazione, sostegno all’istruzione di figli e familiari, cultura e tempo libero, sostegno ai soggetti deboli, sicurezza e prevenzione, welfare allargato al territorio e alle comunità. Un sondaggio davvero amplio e completo, che mette in luce anche quanto le imprese abbiano incrementato l’ampiezza e la “portata” delle iniziative di welfare adottate rispetto alle 12 aree identificate dalla ricerca. Come riporta AdnKronos, “Le imprese attive, cioè con iniziative in almeno 4 aree, nel 2016 erano il 25,5%; in soli tre anni sono raddoppiate, raggiungendo il 45,9%. Ancor più significativa è la crescita delle imprese molto attive, cioè con iniziative in almeno 6 aree: sono quasi triplicate, passando dal 7,2% nel 2016 al 19,6% nel 2019. Il vero salto è avvenuto nell’ultimo anno, con una crescita delle imprese molto attive dal 14,4% al 19,6% (+36%), segno del successo della normativa e dell’iniziativa Welfare Index Pmi che ha promosso la diffusione del welfare tra le piccole e medie imprese”.

Quando il welfare è vincente

In base alle risposte censite nel Rapporto, ci sono alcune caratteristiche che fanno sì che un programma di welfare sia più o meno di successo. E’ infatti vincente se è un progetto d’impresa che parte dall’ascolto delle esigenze dei dipendenti. Dal rapporto emerge infatti che i lavoratori più “soddisfatti” sono poi quelli che hanno un impatto positivo sulla produttività aziendale. “Gli imprenditori che attivano una strategia coerente e prolungata nel tempo, per il benessere e la soddisfazione dei lavoratori e delle loro famiglie, dichiarano di avere un impatto positivo sulla produttività e anche sulla comunità. Tra le aziende aumenta la consapevolezza che benessere sociale e risultati di business crescono di pari passo”.

Non solo dei big

Il welfare aziendale, sottolinea poi il Rapporto, non è uno strumento utilizzato esclusivamente dalle grandi imprese, anzi. Certo, le aziende “big” si confermano in una posizione di vantaggio, con una quota di imprese molto attive del 71%, ben superiore a tutti gli altri segmenti. Ma nelle imprese di piccola e media dimensione la crescita è stata particolarmente veloce, e in questi tre anni la quota delle molto attive è più che raddoppiata. Nelle microimprese (meno di 10 addetti): dal 6,8% nel 2017 all’attuale 12,2%. Nelle piccole imprese (10-50 addetti): dall’11% nel 2016 al 24,8% di oggi. Nelle medie imprese (51-250 addetti): dal 20,8% nel 2016 al 45,3% di oggi, con un aumento particolarmente sostenuto nell’ultimo anno.

Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.