Il gelato artigianale italiano ingolosisce la Cina ma non gli Usa

Il gelato artigianale piace senza dubbio agli italiani, che secondo dati Confartigianato ne consumano 12 kg pro capite ogni anno. Solo nel 2015 il volume d’affare del gelato artigianale ha raggiunto in Italia i 2 miliardi di euro, staccando un perentorio +8% sui consumi 2014. Si tratta di un prodotto che in Italia da lavoro a 36.970 gelaterie e circa 150.000 addetti. Il vero gelato artigianale è un prodotto di qualità, che nasce da materie prime locali come il latte fresco, le uova, la panna, lo zucchero, la frutta o altre spezie. Non è scontato trovare materie prime di buona qualità ad altre latitudini. Importanti sono poi i processi di pastorizzazione (bonifica dei microbi dagli ingredienti), maturazione (addensamento e idratazione delle miscele) e mantecazione (sbattimento a freddo delle miscele), dunque si rivela preziosa anche la produzione di macchine per il gelato e attrezzature italiane.

Non è un caso se l’Italia vanta la leadership mondiale anche in questo comparto, con 15 imprese che detengono una quota del 90% della produzione mondiale di macchine per il gelato. Sono queste le aziende che assumono un ruolo chiave nella diffusione del gelato artigianale italiano nel mondo. Una sfida che l’azienda Carpigiani di Bologna, che come dimensioni è la capofila in questo comparto, detenendo una quota di mercato mondiale del 50%, sta vincendo in un mercato difficile come quello cinese. Da queste parti, infatti, il massiccio consumo di tè e altre bevande tradizionali ha reso sconosciuto, fino a poco tempo fa, il latte. Oggi la quota del fatturato Carpigiani proveniente dalla Cina è del 5%, ma fino a pochi anni fa non arrivava all’1%. Segno inequivocabile che aumentano gli amanti del gelato artigianale italiano e, parallelamente, delle macchine professionali necessarie alla sua realizzazione.

Se il gelato italiano inizia a ingolosire i cinesi, l’impresa appare più ardua negli Stati Uniti. In America, infatti, le gelaterie artigianali sono davvero poche, schiacciate dall’americano ice cream, preparato secondo una logica che penalizza la qualità e abbassa il prezzo al chilogrammo. Va dunque fatta un’azione conoscitiva nei confronti della qualità del gelato artigianale e di come lo si prepara, rievocando anche la storica tradizione dell’autogelatiera Carpigiani messa in vendita nel 1946. Oggi l’azienda bolognese è un multinazionale tascabile che nel 2015 ha presentato un fatturato di 150 milioni di euro, proveniente per 80% dalle esportazioni. La sua produzione spazia dalle macchine per il gelato all’italiana a quelle per il gelato soft, pasticceria, yogurteria, ristorazione e casearia.

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