RC familiare: sono così il 28% delle polizze sottoscritte fra marzo e giugno

Sono circa il 28% – per l’equivalente di circa 2,4 milioni di nuclei familiari – gli italiani che hanno utilizzato la formula RC familiare per rinnovare le propri polizze. Per spiegare più nel dettaglio di cosa si tratta, il 16 febbraio 2020 è entrata in vigore la cosiddetta RC familiare, ovvero la norma che dà ai membri di una stessa famiglia la possibilità di utilizzare per le polizze auto e moto la classe di merito più favorevole maturata su un qualsiasi veicolo del nucleo. E, numeri alla mano, fra chi ha rinnovato o sottoscritto polizze auto o moto nel periodo marzo-giugno 2020, quasi 1 rispondente su 3 ha dichiarato di aver sottoscritto o rinnovato una polizza in questo modo. I dati sono il frutto di un’indagine condotta condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat.

Più al Sud e nelle isole

Analizzando i dati a livello territoriale emerge che, tra coloro che hanno sottoscritto una polizza tra marzo e giugno, sono stati soprattutto i residenti del Sud e delle isole ad aver fatto ricorso all’Rc familiare (31,6%), seguiti, a breve distanza, dagli abitanti del Nord Est (29,3%). Meno propensi ad usufruire della nuova norma sono stati, invece, i rispondenti del Nord Ovest: tra questi solo il 22% ha dichiarato di averla utilizzata.

I maggiori vantaggi? Per i neopatentati

Come spiega l’indagine, i vantaggi maggiori assicurati dalla norma sono soprattutto a favore dei neopatentati. Proprio per questa ragione, guardando alle fasce anagrafiche di chi ha sottoscritto una polizza tra marzo e giugno, il 46,9% degli assicurati con un’età compresa tra 18 e 24 anni (e quindi giovani guidatori) ha dichiarato di aver utilizzato l’RC familiare. Al contrario sono i più anziani ad aver usufruito meno di questa opportunità: solo l’11,5% degli adulti con età compresa tra i 65 e i 74 anni.

Su messi “di casa”

Chi ha dichiarato di aver approfittato dell’RC familiare, nella maggior parte dei casi lo ha fatto su veicoli già presenti nel nucleo familiare, trasferendo la classe di merito da auto ad auto (46,3%) e da auto a moto o viceversa (45,3%). Insomma, si conferma che gli italiani amano le due e le quattro ruote e con questa formula riescono ad assicurare i veicoli di famiglia alla migliore condizione. Invece, la RC familiare solo nell‘8,4% dei casi la norma è stata usata per assicurare un mezzo a due o quattro ruote acquistato per la prima volta.

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Il consumatore nella Augmented Era

Nelle ultime settimane sono state usate molte etichette per descrivere l’attuale fase dell’emergenza Covid-19. Si è parlato di new normal, di resilienza e di accelerazione digitale. Ma sicuramente la nuova era che stiamo vivendo sarà anche “aumentata”, un’Augmented era, quindi. Perché negli ultimi mesi le persone hanno sviluppato nuove competenze, nuove abitudini e nuovi bisogni.

Le esperienze accumulate in questi mesi hanno reso inoltre i consumatori più esperti ed esigenti, e questo comporta anche un ripensamento (Rethink) del modo di vivere, di pensare e fare acquisti. Di questo si è parlato in occasione della Web Conference di GfK Italia dal titolo Una nuova Augmented Era: scenari in ri-Evoluzione.

Rethink Spending, il nuovo consumatore aumentato

“Oggi gli italiani non sono rassegnati, ma resilienti e motivati – commenta Daniele Novello, Sub-Lead Consumer Insight di GfK -. Ci aspettano settimane e mesi in cui l’impulso all’auto-concessività negli acquisti sarà più debole rispetto al recente passato”. In questi mesi si sta osservando una progressiva affermazione della logica chiamata da GfK del Rethink spending, ovvero consumatori che stanno riconfigurando le proprie priorità di consumo.

“Anche le aziende devono essere pronte ad abbracciare questa logica Rethink – aggiunge Novello – la marca deve oggi più che mai ascoltare ed essere pronta a seguire l’evoluzione dei bisogni delle famiglie”.

Cosa succederà nei prossimi mesi al carrello della spesa?

“Sarà interessante capire se alcuni dei trend di crescita che abbiamo osservato in questa fase, come la digitalizzazione e l’incremento della dotazione tecnologica domestica, saranno in grado di far chiudere l’anno con un segno positivo”, commenta Fabrizio Marazzi, Solution Lead, Market Insights Gfk.

“Molti dei driver di crescita che avevamo individuato durante il lockdown continuano a permanere anche in questa fase e probabilmente condizioneranno anche i prossimi mesi – sottolinea Marco Pellizzoni, Commercial Lead Consumer Panels Gfk – come ad esempio la disinfezione, la voglia di sperimentare in cucina oppure la tendenza a ricreare in casa riti sociali come l’aperitivo. Cambia quindi il mix delle categorie acquistate e cambia anche il ruolo dei Canali, con un ridimensionamento del fenomeno della prossimità mentre cresce ancora il canale online”.

Consumi mediali tra evoluzione e rivoluzione

Anche dopo il lockdown continua la forte crescita delle piattaforme Video on Demand e dei canali TV tematici. “Quello che viviamo è sicuramente un momento complesso, ma stanno aumentando anche le opportunità per offrire contenuto alle audience, che oggi sono più aperte e interessate a nuove modalità di fruizione”, afferma Giorgio Licastro, Solution Lead Media Measurement Gfk.

Cosa possiamo aspettarci per i prossimi mesi dal punto di vista dei Media e della Comunicazione? “Una delle sfide più cruciali sarà quella del settore Entertainment – spiega Mara Galbiati, Product Lead, Media Measurement Gfk – al momento permane ancora incertezza rispetto alla possibilità di fruire di cinema, concerti e teatri fuori casa. Allo stesso tempo, gli spettatori stanno esplorando e sono molto interessati a nuove possibilità per accedere a questi contenuti, con nuovi format o magari sfruttando le potenzialità del digitale”. 

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Crisi Covid, per bar e ristoranti fatturati dimezzati

La crisi sanitaria, fra lockdown, smartworking e crollo del turismo ha travolto i bar e i ristoranti italiani. Senza gli 11 milioni di turisti che mancano all’appello e l’1,6 milioni di lavoratori che non escono da casa per recarsi in ufficio – 500 mila solo a Roma – il fatturato delle attività di ristorazione crolla. Un’impresa su tre registra un calo di oltre la metà del fatturato, e il 21,8%, oltre due attività su dieci, teme la chiusura. Se la situazione dovesse continuare, l’87,5% delle imprese valuterà di ridurre i dipendenti definitivamente. È quanto emerge da un sondaggio condotto tra circa 300 imprese associate a Fiepet, la federazione italiana dei pubblici esercizi aderente a Confesercenti.

Una situazione al limite della sostenibilità

Lo svuotamento delle città, d’altra parte, annotano ancora Fiepet e Confesercenti, è impressionante. Quest’estate mancheranno all’appello, oltre ai circa 11 milioni di turisti stranieri, almeno 1,6 milioni di dipendenti pubblici in smartworking. Un fenomeno evidente soprattutto nelle grandi città. I lavoratori agili a Roma sono quasi mezzo milione, a Milano circa 269 mila, riferisce Adnkronos. “Un quadro che per le imprese è al limite della sostenibilità – commentano Fiepet e Confesercenti – se la situazione non dovesse stabilizzarsi al più presto, il 62,1% delle imprese teme di dover rinunciare all’attività”.

Rinforzare e prolungare le misure di sostegno per imprese e lavoratori

“La situazione è critica: le attività non possono durare a lungo in questo stato – dichiara Giancarlo Banchieri, Presidente di Fiepet Confesercenti -. È urgente trovare delle soluzioni. In primo luogo, dobbiamo rinforzare e prolungare le misure di sostegno per le imprese e per i lavoratori: il periodo di cassa integrazione sta per finire, e se la fase critica continuerà molti imprenditori saranno costretti a ridurre il numero dei dipendenti. La nostra proposta è di estendere anche alle attività di somministrazione gli sgravi contributivi già previsti per il turismo agli imprenditori che riassumono i dipendenti in cassa integrazione. Così si sostiene chi riapre e lo Stato avrà meno persone in cassa integrazione”.

Se per i flussi turistici il futuro è incerto è opportuno definire i tempi dello smartworking

“La fase del sostegno, però, non può durare per sempre: bisogna dare un orizzonte alle imprese e programmare la transizione – continua Giancarlo Banchieri -. Se per i flussi turistici il futuro è incerto, è invece possibile e opportuno definire in maniera chiara tempi e modi dello smartworking, nel rispetto delle normative di sicurezza: il lavoro agile è una rivoluzione che avrà un impatto duraturo sui lavoratori, sulle città e sulla struttura stessa dell’economia, e deve essere gestita”.

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Il 47% dei viaggiatori globali ha disdetto le prenotazioni

Con l’incertezza dovuta all’emergenza sanitaria il 47% delle prenotazioni di viaggi a livello globale è stata cancellata. Il consumatore italiano sembra aver adottato un atteggiamento più cauto, con il 37% delle prenotazioni di viaggi spostato al prossimo anno. Il dato confortante è che una buona percentuale dei clienti (31%) sta considerando di confermare il proprio viaggio verso le destinazioni prenotate in origine. Anche a livello globale il trend è incoraggiante, con 4 clienti su 10 che vogliono mantenere inalterata la propria scelta. È quanto emerge da una ricerca condotta da Aigo insieme al network Travel Consul (del quale fa parte) per rilevare l’impatto sugli attori della distribuzione dell’industria turistica nei principali mercati mondiali.

Un settore che vuole rimettersi in gioco

La ricerca è stata condotta nell’ultima decade di maggio 2020 su oltre 900 fra tour operator e agenzie di viaggi nei principali mercati internazionali.

I risultati dell’analisi, e soprattutto il focus sul mercato italiano, restituiscono una fotografia del momento zero della ripartenza e consentono di delineare alcuni tratti che caratterizzeranno le dinamiche del settore nel prossimo futuro, riporta Adnkronos. “Ne emerge un settore che, sebbene drammaticamente colpito dall’emergenza, ha voglia di rimettersi in gioco e creare nuove proposte di viaggio approcciandosi a nuovi prodotti, ampliando la programmazione e forgiandola secondo le nuove esigenze del cliente”, spiega Massimo Tocchetti, presidente Aigo.

Ancora bassa la propensione a prenotare viaggi futuri

Quanto alla propensione dei clienti a prenotare viaggi futuri il clima di incertezza è più forte in Italia, dove il 58% dei partecipanti al sondaggio dichiara che i clienti stanno ancora aspettando di capire come evolverà la situazione prima di prenotare nuovamente. In termini di volumi, la survey evidenzia la reattività delle agenzie in termini di decisioni prese in tempi di emergenza. Fra queste, il focus in Italia è su programmi di formazione (53%), la progettazione di nuovi prodotti (39%), investimenti in tecnologia, revisione condizioni di viaggio e modelli di business. In che modo Enti ed uffici del turismo possono aiutare gli operatori turistici nella fase di recupero? In Italia per il 58% del campione la risposta è introducendo certificati di salute a disposizione degli agenti di viaggio, così da far percepire ai clienti che le destinazioni sono sicure dal punto di vista sanitario.

Per accelerare la fase di recupero i social media sono in cima alla lista

Quali attività svilupperanno maggiormente gli attori della distribuzione nel corso del 2020? L’85% degli intervistati ritiene che la modifica delle politiche o dei termini e condizioni di cancellazione rientrerà tra le priorità.

Per quanto riguarda le attività per accelerare la fase di recupero, i social media sono in cima alla lista (71%), seguiti da campagne di comunicazione in collaborazione con enti del turismo e partner commerciali (36%), e dal comparto digital (35%) con evidente attenzione alle potenzialità di conversione alla vendita. Anche a livello globale le attività social risultano strumento prediletto (65%), insieme alle attività digital (51%).

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L’emergenza presenta il conto, il prezzo del Coronavirus

Nelle ultime settimane i prezzi dei generi alimentari sono aumentati, e per l’80% della popolazione italiana, che già prima dell’emergenza Coronavirus faticava a risparmiare, il lieto fine del post Covid non è poi così sicuro.

La Fase 2 sarà perciò il banco di prova per l’economia italiana, e la spinta non può che cominciare dal basso. La strada tracciata da alcune piattaforme online sembra essere la sintesi ideale tra le necessità e i desideri delle persone, perché uniscono la convenienza e la sicurezza degli acquisti online alla spesa “dal vivo”, Dall’acquisto alla consegna il rapporto è infatti con il proprio negoziante di fiducia.

Prodotti per la pulizia e l’igienizzazione, i più rincarati

Secondo un’indagine di Spesarossa.it sui prezzi dei generi alimentari e le abitudini di spesa degli italiani durante l’emergenza l’87,6% degli intervistati ritiene che i prezzi dei prodotti alimentari nelle ultime settimane siano aumentati, nonostante gli appelli alla calma verso i consumatori e al buonsenso verso produttori e distributori da parte del governo. Come ci si sarebbe potuto aspettare il maggior incremento dei prezzi, secondo il 63% degli intervistati, ha riguardato prodotti per la pulizia e l’igienizzazione. Seguono carne e pesce, il cui prezzo è aumentato rispettivamente secondo il 34% e il 28% degli intervistati. Ma il primato lo detengono frutta e verdura, il cui prezzo, secondo l’esperienza dell’84% degli intervistati, è aumentato molto più degli altri.

La spesa si fa nel piccolo supermercato di zona

Per gli acquisti di beni di prima necessità il 40% degli intervistati si è servito presso i grandi supermercati, ma solo il 29% lo ha indicato come modalità preferita. La zona rossa e le restrizioni agli spostamenti hanno invece determinato il successo dei negozi di quartiere, frequentati dal 38% degli intervistati, ma preferiti in assoluto dal 14% del totale. La dimensione del piccolo supermercato locale sembra invece mettere d’accordo tutti. Varietà dell’offerta, comodità e prossimità, unite alla convenienza e alla presenza di offerte periodiche, ha attirato almeno una volta il 53% dei consumatori. Questa modalità è stata indicata come preferita dal 43% degli intervistati. In coda, i mercati rionali, frequentati almeno una volta dal 12,4% degli intervistati, e preferiti solo dal 4%.

Siamo davvero pronti per la spesa online?

Rapida, spesso più conveniente, e soprattutto a domicilio, la spesa online ha tutti i requisiti per affrontare l’emergenza, sia quella sanitaria sia quella dei prezzi. Ma quella che sembrava dovesse essere finalmente una rivoluzione digitale degli acquisti ha convinto solo il 17,5% dei consumatori, ed è stata indicata come modalità preferenziale solo dal 9,4%. Dall’indagine di Spesarossa.it risulta infatti che pur manifestando curiosità e apertura al mondo dell’acquisto online la maggior parte degli italiani non è disposta a rinunciare alla componente personale e umana. Che si tratti del proprio fruttivendolo di fiducia, del cassiere del supermercato o del negoziante.

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Auto elettriche, nel 2020 calo globale del 43%. Le proposte per salvare il mercato

Il 2020 vedrà un vero e proprio crollo nelle vendite di veicoli elettrici in tutto il mondo. Dalle 2,2 milioni di unità vendute nel 2019 il mercato scenderà a 1,3 milioni, che faranno segnare un deciso -43% nelle vendite. Gli analisti di Wood Mackenzie sottolineano però che il 2020 era iniziato con una tendenza opposta. A gennaio le vendite di veicoli elettrici in Europa segnavano un aumento del 121%, mentre il mercato generale era cresciuto del 7%. Questa tendenza è proseguita fino a febbraio, ma si è arrestata drasticamente verso la fine del primo trimestre. Secondo la società britannica specializzata in studi sul settore dell’energia, a influenzare negativamente il settore EV sono il calo del prezzo del petrolio, che riflettendosi sui costi dei carburanti rende ancora più antieconomico il passaggio all’elettrico per percorrenze annue non elevate. Ma soprattutto l’incertezza legata alla crisi globale da Covid-19.

Frenare la transizione è rischioso, ma non per gli esperti italiani

Secondo gli analisti frenare o rinviare la transizione tecnologica verso la mobilità elettrica in questo momento di crisi da coronavirus è rischioso per l’Italia. Mentre nel mondo l’azienda di analisi britannica prevede per il 2020 un crollo del 43% in Italia l’associazione Motus-E (piattaforma trasversale tra industria, mondo accademico e associazionismo ambientale nata per promuovere la mobilità elettrica), sostiene, al contrario, che non fermare il passaggio alle auto a zero emissioni è necessario, riporta Ansa.

Rafforzare l’ecobonus per i veicoli a zero emissioni

Motus-E è consapevole che il settore dell’automotive è stato sconvolto dalla pandemia Covid-19, ma al contempo sottopone una serie di proposte al governo per rafforzare il ruolo dell’Italia nel passaggio alla mobilità elettrica. Come quella di rafforzare l’ecobonus per i veicoli a zero e basse emissioni. In particolare, secondo Motus-E servirebbero 200 milioni per il 2020 con consegne entro i primi 6 mesi del 2021. Una sorta di cura choc per sostenere le piccole, medie e grandi imprese che decidono di ripartire investendo i mezzi di trasporto ecologici. Un’altra proposta è decarbonizzare la logistica urbana, incentivando l’acquisto i veicoli da trasporto merci elettrici.

Realizzare una rete nazionale efficiente e capillare

L’associazione dedica in un capitolo a parte del pacchetto di richieste al sostegno alle infrastrutture di ricarica. In particolare, l’associazione sottolinea la necessità di supportare la ricarica a casa e in ufficio, e realizzare una rete nazionale efficiente e capillare. Non manca il supporto all’offerta, innanzitutto creando, rendendo vantaggiosi e diffondendo strumenti di aggregazione per le Pmi. Inoltre, viene chiesto al Governo di prevedere sgravi fiscali e contributivi per l’assunzione di tecnici specializzati nei settore della mobilità elettrica.

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WhatsApp lancia il Coronavirus Information Hub

WhatsApp, insieme a Oms, Unicef e Undp, il Programma dell’Onu per lo Sviluppo, lancia il WhatsApp Coronavirus Information Hub, la guida per gli operatori sanitari, gli educatori, i leader delle comunità, le organizzazioni no profit, i governi e le imprese locali che utilizzano l’applicazione di messaggistica per comunicare. L’obiettivo è arginare il fenomeno delle fake news, che mettono a rischio l’informazione corretta sulla pandemia e le sue conseguenze. L’azienda di proprietà del gruppo Facebook ha poi deciso di donare 1 milione di dollari all’Ifcn, l’International Fact-Checking Network del Poynter Institute, che sostiene il fact-checking della #CoronaVirusFacts Alliance, estesa a più di 100 organizzazioni locali in almeno 45 Paesi.

Informazioni attendibili sulla salute per contrastare il diffondersi di notizie non verificate

Il sito whatsapp.com/coronavirus offre agli utenti di tutto il mondo consigli generali e risorse su come trovare informazioni attendibili sulla salute e contrastare il diffondersi di notizie non verificate. Queste raccomandazioni saranno distribuite dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Undp) a coloro che coordinano gli sforzi locali. WhatsApp sta inoltre collaborando con Oms e Unicef per fornire alle persone di tutto il mondo hotline di messaggistica da utilizzare direttamente. Queste hotline forniranno informazioni affidabili e saranno elencate nel WhatsApp Coronavirus Information Hub, riporta Askanews.

In Italia chiamate e messaggi aumentati del 20%

In Italia le chiamate e i messaggi, si legge in una nota della società, sono aumentati del 20% rispetto a un anno fa. E WhatsApp ha quasi raddoppiato la capacità del server per supportare la crescente esigenza di chiamate voce e video in tutto il mondo.

“Sappiamo che i nostri utenti stanno utilizzando WhatsApp più che mai in questo momento di crisi – afferma Will Cathcart, responsabile di WhatsApp -. Volevamo mettere a loro disposizione una risorsa semplice, che potesse aiutare le persone a stare in contatto in questo momento. La collaborazione con il Poynter Institute, inoltre, permette di far crescere il numero di organizzazioni che si occupano di fact-checking sull’applicazione, e sostiene il loro lavoro per combattere le notizie false. “Continueremo anche a lavorare direttamente con i ministeri della salute di tutto il mondo – continua Cathcart – per dare loro la possibilità di dare aggiornamenti direttamente tramite WhatsApp”.

Combattere il virus e l’infodemia

A fronte di una valanga di informazioni, che l’Oms ha definito infodemia, “l’International Fact-Checking Network si impegnerà ad analizzare e studiare la diffusione di ‘bufale’ riguardanti la salute su WhatsApp in diversi formati – sottolinea Baybars Orsek, direttore Ifcn – e rendere disponibili strumenti adatti per identificare e eliminare le fake news che circolano sull’applicazione”.

Fornire informazioni aggiornate sul Coronavirus alle comunità locali di tutto il mondo è un aspetto fondamentale per arginare la diffusione del virus.

Le partnership con aziende private come WhatsApp aiutano a ottenere in tempo reale “informazioni di primaria importanza direttamente dall’Oms e dalle autorità sanitarie locali – commenta Achim Steiner, amministratore di Undp – rendendole accessibili a miliardi di utenti in tutto il mondo”.

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L’Intelligenza Artificiale scopre un nuovo super antibiotico

L’Intelligenza Artificiale sarà in grado di trovare anche nuove cure per la salute umana? Pare proprio di sì. La notizia, recentemente pubblicata su una nota rivista scientifica, è che un sistema di IA ha identificato un nuovo super antibiotico: un dato di grande rilievo, visto che tutti noi stiamo diventando sempre più antibiotico-resistenti e che, negli ultimi anni, la ricerca su questa tipologia di farmaci ha registrato un deciso rallentamento. Probabilmente saranno proprio i computer più avanzati a combattere le malattie, “scovando” cure e medicinali sempre più sofisticati e in breve tempo.

Si chiama ‘halicin’ in omaggio a Hall 9000

Il super antibiotico scoperto dall’IA è stato battezzato ‘halicin’ in omaggio al supercomputer Hal 9000 del film ‘2001: Odissea nello spazio’. Il farmaco ha dimostrato nei test di laboratorio di poter eliminare molti dei batteri portatori di malattie, compresi alcuni ceppi diventati resistenti a tutti i farmaci tradizionali. Il risultato, pubblicato sulla rivista Cell dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit), potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova era per la ricerca sugli antibiotici,

Cosa dicono i ricercatori

Come ha spiegato James Collins del Mit, riporta l’Ansa,”Stiamo affrontando una crisi crescente per quanto riguarda l’antibiotico-resistenza, e questa situazione si è venuta a creare sia per un aumento dei microrganismi patogeni divenuti resistenti, sia per una produzione sempre più scarsa di nuovi antibiotici da parte delle industrie biotech e farmaceutiche”. Per ovviare a questo “stop”, gli scienziati americani hanno creato un algoritmo di apprendimento automatico addestrato ad analizzare in modo estremamente accurato la struttura chimica dei composti chimici, mettendola in correlazione con specifiche proprietà come la capacità di uccidere i batteri. In questo modo hanno ottenuto una piattaforma capace di passare in rassegna più di centro milioni di composti nell’arco di alcuni giorni, identificando quelli che potrebbero uccidere i batteri usando meccanismi d’azione diversi rispetto ai farmaci esistenti. “Il nostro approccio ha svelato questa fantastica molecola che è verosimilmente uno degli antibiotici più potenti mai scoperti”, aggiunge Collins.

Le prospettive future

Il processo per mettere a punto ‘halicin’ ha avuto ulteriori risvolti positivi: durante la ricerca sono infatti state individuate anche altre otto molecole potenzialmente interessanti che verranno testate a breve. Il sistema, affermano gli esperti, potrebbe essere utilizzato non solo per creare nuovi farmaci, ma anche per ottimizzare e perfezionare quelli già esistenti.


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Sei un supertifoso? Attento alla salute

Lo sport fa benissimo, lo sappiamo tutti. Ma sappiamo anche che fa bene praticarlo: seguirlo da tifosi, invece, potrebbe nascondere qualche rischio. Proprio così: i tifosi sfegatati di calcio, ha scoperto un recente studio, potrebbero sviluppare durante le partite un livello così alto di stress da mettere in pericolo il loro sistema cardiocircolatorio, fino al rischio infarto.

Lo studio condotto durante i Mondiali del Brasile del 2014

Lo studio che ha messo in evidenza quanto tenere alla propria squadra del cuore sia un pericolo per il cuore è stato recentemente pubblicato sulla rivista Stress and Health. In estrema sintesi, i ricercatori dell’Università di Oxford – gli autori di questa analisi – hanno misurato la presenza di cortisolo, l’ormone dello stress, nella saliva dei tifosi e delle tifose durante tre partite dei Campionati del mondo Brasile 2014. Gli esperti hanno così sottoposto ai test un gruppo di tifosi prima, durante e dopo i match. Hanno trovato, in particolare durante la storica sconfitta casalinga in semifinale contro la Germania, finita 7-1, livelli di cortisolo schizzato alle stelle, “un parametro particolarmente pericoloso, perché collegato a aumento della pressione arteriosa e affaticamento del cuore, soprattutto se è già indebolito” precisa lo studio ripreso anche dall’Ansa.

Non è la prima ricerca in merito

Quella condotta dai ricercatori di Oxford non è la prima indagine che esplora i collegamenti fra tifo estremo e salute del cuore. Ricerche precedenti, infatti, hanno mostrato un aumento di casi di infarto tra i tifosi durante le partite più importanti. “Anche i sostenitori occasionali sperimentano lo stress, ma non così forte come in coloro che si identificano con la propria squadra”, spiega la ricercatrice Martha Newson. “Non sono state riscontrate invece differenze nei livelli di stress tra uomini e donne, nonostante il pregiudizio secondo il quale gli uomini siano più legati alle loro squadre di calcio”.

Cosa fare per ridurre il rischio

Secondo gli autori della ricerca, ci sono però tutta una serie di “tattiche” per far rilassare i tifosi dopo simili emozioni, direttamente sul luogo delle partite, e preservarne la salute cardiovascolare. “Gli stadi dovrebbero abbassare le luci e suonare musica rilassante dopo le partite e i club potrebbero prendere in considerazione la possibilità di offrire screening cardiaci o altre misure di salute ai sostenitori più impegnati”. In questo modo si abbasserebbe sensibilmente il rischio di “lasciare sul campo” dei tifosi per l’eccesso di tensione.

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Lo chef è stressato, arrivano gli psicologi per la ristorazione

Nell’immaginario collettivo contemporaneo lo chef è associato sempre di più a una star piuttosto che a un lavoratore costretto a stare in piedi tra pentole e fornelli anche 10 o 12 ore al giorno. Di fatto, si tratta di una delle professioni più ambite negli ultimi anni, eppure quello dello chef è un mestiere estremamente stressante. Raramente ce ne si rende conto, solo quando le cronache riportano storie estreme di chef molto noti, o quando nomi celebri della ristorazione decidono di abbandonare il campo. Questo problema, che riguarda da vicino il mondo della ristorazione e dell’accoglienza, inizia finalmente a ottenere l’attenzione che merita. Un’associazione, quella degli Ambasciatori del Gusto, nata nel 2016 per valorizzare il patrimonio agroalimentare ed enogastronomico italiano, ha sottoscritto un protocollo d’intesa con l’Ordine degli Psicologi del Lazio. Con la finalità di tutelare la salute, anche psicologica, degli operatori del settore.

Uno strumento d’informazione e prevenzione per la categoria

Diversamente da quanto già accade all’estero, in Italia non era ancora stato affrontato con approccio scientifico il tema dello stress da lavoro nel settore della ristorazione. Ora, il gruppo di lavoro costituito dagli psicologi aderenti all’Ordine e dagli Ambasciatori del Gusto realizzerà uno studio analizzando i fattori che contribuiscono a creare stress. Con l’obiettivo, nel medio-lungo termine, di fotografare le condizioni psichiche di lavoro alle quali molti professionisti sono sottoposti, riferisce Askanews. La ricerca permetterà la stesura di un documento, che possa diventare uno strumento d’informazione e prevenzione per la categoria, che comprende cuochi, ristoratori, pizzaioli, panettieri, sommelier, pasticceri, gelatai e personale di sala.

Un panel utile nella gestione quotidiana del lavoro

“Lo stress da lavoro è una patologia riconosciuta e un segnale d’allarme quanto mai attuale, anche nel mondo della ristorazione, di cui noi Ambasciatori siamo da sempre portavoce – ha commentato Cristina Bowerman, presidente dell’Associazione italiana Ambasciatori del gusto -. Avviare questa inedita collaborazione con l’Ordine degli Psicologi è motivo di soddisfazione e orgoglio. Il nostro impegno – ha aggiunto Bowerman – è quello di poter restituire a tutta la categoria un panel di informazioni utili nella gestione quotidiana del lavoro, singolo e di brigata, e uno strumento concreto anche per le nuove generazioni, sempre più esposte a questo tipo di pressioni”.

Puntare a promuovere una cultura del benessere psicologico

“Presentiamo questo Protocollo di intesa con particolare soddisfazione  soprattutto perché tale impegno si concretizzerà in un Documento di buone prassi immediatamente spendibile e scientificamente fondato, tarato sulle specifiche esigenze del comparto – ha sottolineato Nicola Piccinini, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio -. Il team di ricerca punterà a promuovere una cultura del benessere psicologico, che muovendo dal dettato normativo (D.Lgs. 81/08), sappia cogliere le specificità e le esigenze delle piccole imprese dell’accoglienza e della ristorazione”. Che per le loro caratteristiche intrinseche richiedono un approccio dedicato e innovativo.

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