Sei un supertifoso? Attento alla salute

Lo sport fa benissimo, lo sappiamo tutti. Ma sappiamo anche che fa bene praticarlo: seguirlo da tifosi, invece, potrebbe nascondere qualche rischio. Proprio così: i tifosi sfegatati di calcio, ha scoperto un recente studio, potrebbero sviluppare durante le partite un livello così alto di stress da mettere in pericolo il loro sistema cardiocircolatorio, fino al rischio infarto.

Lo studio condotto durante i Mondiali del Brasile del 2014

Lo studio che ha messo in evidenza quanto tenere alla propria squadra del cuore sia un pericolo per il cuore è stato recentemente pubblicato sulla rivista Stress and Health. In estrema sintesi, i ricercatori dell’Università di Oxford – gli autori di questa analisi – hanno misurato la presenza di cortisolo, l’ormone dello stress, nella saliva dei tifosi e delle tifose durante tre partite dei Campionati del mondo Brasile 2014. Gli esperti hanno così sottoposto ai test un gruppo di tifosi prima, durante e dopo i match. Hanno trovato, in particolare durante la storica sconfitta casalinga in semifinale contro la Germania, finita 7-1, livelli di cortisolo schizzato alle stelle, “un parametro particolarmente pericoloso, perché collegato a aumento della pressione arteriosa e affaticamento del cuore, soprattutto se è già indebolito” precisa lo studio ripreso anche dall’Ansa.

Non è la prima ricerca in merito

Quella condotta dai ricercatori di Oxford non è la prima indagine che esplora i collegamenti fra tifo estremo e salute del cuore. Ricerche precedenti, infatti, hanno mostrato un aumento di casi di infarto tra i tifosi durante le partite più importanti. “Anche i sostenitori occasionali sperimentano lo stress, ma non così forte come in coloro che si identificano con la propria squadra”, spiega la ricercatrice Martha Newson. “Non sono state riscontrate invece differenze nei livelli di stress tra uomini e donne, nonostante il pregiudizio secondo il quale gli uomini siano più legati alle loro squadre di calcio”.

Cosa fare per ridurre il rischio

Secondo gli autori della ricerca, ci sono però tutta una serie di “tattiche” per far rilassare i tifosi dopo simili emozioni, direttamente sul luogo delle partite, e preservarne la salute cardiovascolare. “Gli stadi dovrebbero abbassare le luci e suonare musica rilassante dopo le partite e i club potrebbero prendere in considerazione la possibilità di offrire screening cardiaci o altre misure di salute ai sostenitori più impegnati”. In questo modo si abbasserebbe sensibilmente il rischio di “lasciare sul campo” dei tifosi per l’eccesso di tensione.

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Lo chef è stressato, arrivano gli psicologi per la ristorazione

Nell’immaginario collettivo contemporaneo lo chef è associato sempre di più a una star piuttosto che a un lavoratore costretto a stare in piedi tra pentole e fornelli anche 10 o 12 ore al giorno. Di fatto, si tratta di una delle professioni più ambite negli ultimi anni, eppure quello dello chef è un mestiere estremamente stressante. Raramente ce ne si rende conto, solo quando le cronache riportano storie estreme di chef molto noti, o quando nomi celebri della ristorazione decidono di abbandonare il campo. Questo problema, che riguarda da vicino il mondo della ristorazione e dell’accoglienza, inizia finalmente a ottenere l’attenzione che merita. Un’associazione, quella degli Ambasciatori del Gusto, nata nel 2016 per valorizzare il patrimonio agroalimentare ed enogastronomico italiano, ha sottoscritto un protocollo d’intesa con l’Ordine degli Psicologi del Lazio. Con la finalità di tutelare la salute, anche psicologica, degli operatori del settore.

Uno strumento d’informazione e prevenzione per la categoria

Diversamente da quanto già accade all’estero, in Italia non era ancora stato affrontato con approccio scientifico il tema dello stress da lavoro nel settore della ristorazione. Ora, il gruppo di lavoro costituito dagli psicologi aderenti all’Ordine e dagli Ambasciatori del Gusto realizzerà uno studio analizzando i fattori che contribuiscono a creare stress. Con l’obiettivo, nel medio-lungo termine, di fotografare le condizioni psichiche di lavoro alle quali molti professionisti sono sottoposti, riferisce Askanews. La ricerca permetterà la stesura di un documento, che possa diventare uno strumento d’informazione e prevenzione per la categoria, che comprende cuochi, ristoratori, pizzaioli, panettieri, sommelier, pasticceri, gelatai e personale di sala.

Un panel utile nella gestione quotidiana del lavoro

“Lo stress da lavoro è una patologia riconosciuta e un segnale d’allarme quanto mai attuale, anche nel mondo della ristorazione, di cui noi Ambasciatori siamo da sempre portavoce – ha commentato Cristina Bowerman, presidente dell’Associazione italiana Ambasciatori del gusto -. Avviare questa inedita collaborazione con l’Ordine degli Psicologi è motivo di soddisfazione e orgoglio. Il nostro impegno – ha aggiunto Bowerman – è quello di poter restituire a tutta la categoria un panel di informazioni utili nella gestione quotidiana del lavoro, singolo e di brigata, e uno strumento concreto anche per le nuove generazioni, sempre più esposte a questo tipo di pressioni”.

Puntare a promuovere una cultura del benessere psicologico

“Presentiamo questo Protocollo di intesa con particolare soddisfazione  soprattutto perché tale impegno si concretizzerà in un Documento di buone prassi immediatamente spendibile e scientificamente fondato, tarato sulle specifiche esigenze del comparto – ha sottolineato Nicola Piccinini, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio -. Il team di ricerca punterà a promuovere una cultura del benessere psicologico, che muovendo dal dettato normativo (D.Lgs. 81/08), sappia cogliere le specificità e le esigenze delle piccole imprese dell’accoglienza e della ristorazione”. Che per le loro caratteristiche intrinseche richiedono un approccio dedicato e innovativo.

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Record di acquisti natalizi su Amazon per il Cyber Monday 2019

Il Cyber Monday di quest’anno è stata la giornata di shopping di maggior successo nella storia di Amazon. I clienti di tutto il mondo hanno fatto acquisti a livelli record, ordinando centinaia di milioni di prodotti a livello globale.

A partire dal Black Friday del 22 novembre fino al Cyber Monday di lunedì 2 dicembre i clienti Amazon hanno avuto accesso a decine di migliaia di offerte, e hanno risparmiato milioni di euro sui regali di Natale. Ma non solo. Anche su altri prodotti da tutte le categorie, di cui le più vendute sono state giocattoli, casa, moda, salute e cura della persona. I prodotti più venduti? A livello mondiale, Echo Dot e Fire TV Stick con telecomando vocale Alexa.

Oltre 37 ordini al secondo a livello globale

I partner di vendita, principalmente piccole e medie imprese, hanno venduto più prodotti durante questo Cyber Monday che in qualsiasi altro periodo di 24 ore nella storia dell’azienda, e il Black Friday è stata la giornata a più intenso traffico in termini di unità ordinate, con oltre 37 ordini al secondo in media.

Di fatto, durante il Black Friday e il Cyber Monday di quest’anno i clienti di tutto il mondo hanno acquistato su Amazon più giocattoli che mai. I bestseller? LEGO Star Wars, Castello di Darth Vader, Monopoly Edizione Disney Frozen 2 e giochi Hasbro tra cui Jenga, Indovina Chi e Candy Land Il Regno delle Dolci Avventure.

Ordinati più di 25 milioni di dispositivi per la domotica

A livello globale, è stato un weekend di shopping natalizio da record per i dispositivi per la casa intelligente su Amazon. Durante il Black Friday e il Cyber Monday 2019 i clienti Amazon in tutto il mondo hanno ordinato più di 25 milioni di dispositivi per la domotica, tra cui iRobot Roomba 675 Robot, Furbo Dog Camera e Wemo Mini Smart Plug. I dispositivi Amazon più venduti a livello globale sono stati invece gli Echo Dot i tablet e Fire TV Stick con telecomando vocale Alexa.

I prodotti più venduti

Le categorie più popolari? Giocattoli con Giochi di società, Casa con lampadine intelligenti/Candele profumate/Stendibiancheria, Elettronica di consumo (Wireless) con Cellulari, cuffie bluetooth e Smart Watch e schede di memoria, Cura della casa (Cucina), aspirapolveri robot e aspirapolveri senza fili. Tra i prodotti più ordinati durante il giorno del Black Friday, Amazon Echo Dot (3° generazione), Carta Igienica Scottonelle, e Capsule di Caffè Borbone Respresso. Mentre tra quelli più ordinati durante il Cyber Monday, le Cuffie Bluetooth HOMSCAM, Oral-B Smart 4 CrossAction Spazzolino Elettrico, capsule Caffè Borbone Respresso, FIFA 20 per PlayStation 4. Il prodotto più venduto su Amazon Prime Now tra Milano e Roma è stato invece l’Acqua Sant’Anna Naturale.

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Nove imprese su dieci “assumono” un influencer (ma solo per eventi speciali)

L’utilizzo dei social da parte delle aziende e l’affermarsi del fenomeno degli influencer sta facendo crescere il numero di campagne di influencer marketing per accrescere e diversificare i contenuti per il target di riferimento delle imprese. E 9 aziende su 10 hanno coinvolto almeno un influencer nel proprio piano di comunicazione. Soprattutto su Instagram, Facebook e Youtube.

Ma che ruolo assegnano le aziende alle nuove personalità del mondo social all’interno dei propri piani di marketing? A questa domanda risponde il secondo appuntamento dell’Osservatorio Influencer Marketing (Oim) realizzato da Ipsos e Flu, agenzia italiana parte di Uniting Group Holding, specializzata in influencer marketing.

Raggiungere direttamente il proprio target di riferimento

Perché i brand coinvolgono gli influencer? Secondo l’osservatorio Oim la prima ragione è la necessità di raggiungere direttamente il proprio target di riferimento (88%), mentre la seconda è la necessità di fare brand awareness (85%), e la terza è il bisogno di migliorare il percepito della marca verso il target di riferimento (76%). Gli influencer scelti dalle aziende come brand ambassador non sono Vip, ma persone specializzate in tematiche specifiche, e note quindi all’interno di community di riferimento rispetto alle quali godono di molta credibilità. Come già emerso nel primo osservatorio Oim gli utenti dichiaravano di seguire con maggiore fiducia i consigli delle personalità social esperte nei temi a loro più cari, preferendoli ai volti più noti.

Una collaborazione attivata solo in occasione di eventi o iniziative speciali

Le collaborazioni con gli influencer nella maggior parte dei casi non sono continuative ma temporanee. Il 66% degli intervistati dichiara, infatti, di attivare la collaborazione con uno o più influencer solo in occasione di eventi o iniziative speciali. E solo il 34% dichiara di avvalersi di questo strumento in modo continuativo, come parte integrante della strategia di comunicazione. Se si considera, poi, da chi vengono ideate e gestite le campagne di influencer marketing, 4 aziende su 5 dichiarano di avvalersi del supporto sia di specialisti del marketing interni sia di realtà esterne esperte specializzate in ambito influencer marketing (42%). Solo un’azienda su cinque dichiara di realizzare tutto internamente.

Un ribaltamento della modalità di promuovere il marchio

Per validare l’efficacia della scelta di un influencer le aziende si affidano prevalentemente alle cosiddette vanity metrics, ovvero l’engagement generato dai contenuti condivisi e dal profilo dell’influencer (numero di like, di commenti, recensioni e altre interazioni). I brand valutano poi i contatti (reach, true reach e il numero di visualizzazioni), e il sentiment generato dai post, le brand associations, e gli aggettivi dei tags, riporta Adnkronos.

“L’adesione non è alla marca, ma alla marca attraverso l’influencer – afferma Claudia Ballerini, Head of Quantitative Business Unit di Ipsos -. È necessario, infatti, un ribaltamento della modalità comune di promuovere la marca, perché si lascia la comfort zone della comunicazione tradizionale e si entra in un mondo che, seppur studiato, può essere un po’ imprevedibile”.

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Addio bollettino Rav, arriva pagoPA

Nelle cartelle di Agenzia delle entrate-Riscossione il nuovo modulo di pagamento pagoPA sostituirà gradualmente il bollettino Rav, che nel 2018 è stato utilizzato da cittadini e imprese per oltre 15 milioni di pagamenti di cartelle e avvisi, circa il 90% del totale delle transazioni. PagoPA è il sistema dei pagamenti realizzato dallo Stato e gestito dalla nuova società pagoPA nell’ambito dell’attuazione dell’Agenda Digitale Italiana. E la sua adozione rappresenta un ulteriore passo in avanti nell’ambito del percorso di innovazione intrapreso da Agenzia delle entrate-Riscossione per offrire servizi sempre più accessibili, tempestivi e facili da utilizzare.

Il nuovo modulo include il QR code per pagare anche con lo smartphone

Il nuovo modulo permette di trovare rapidamente le informazioni di cui il contribuente ha bisogno, di aggiornare l’importo dovuto alla data del versamento, e include il QR code per pagare facilmente anche attraverso lo smartphone. Come con il bollettino Rav si può pagare online, oppure presso Poste, banche, tabaccherie e tutti gli altri canali aderenti al nodo pagoPA. Basta portare con sé il modulo di pagamento inserito in cartella.

I bollettini Rav collegati a comunicazioni già inviate, come ad esempio per la rottamazione -ter delle cartelle, potranno continuare a essere utilizzati per il pagamento. Lo stesso vale per le comunicazioni inviate ancora con i Rav finché che non si concluderà la fase di passaggio a pagoPA, riporta Adnkronos.

2,2 milioni di operazioni effettuate nei primi otto mesi del 2019

Negli ultimi tre anni sono stati 4,7 milioni i pagamenti tramite il sistema pagoPA ricevuti dall’Agenzia delle entrate-Riscossione. Da poco più di 256 mila transazioni del 2017, quando l’Agenzia ha cominciato ad attivare il nuovo sistema per i propri canali web nei primi otto mesi del 2019 si è passati a 2,2 milioni di operazioni effettuate. Questo, a seguito dell’estensione di pagoPA anche agli altri operatori aderenti al nuovo sistema di pagamento elettronico.

Già oggi infatti sempre più contribuenti scelgono di pagare cartelle e avvisi utilizzando canali di pagamento alternativi allo sportello. Nel 2018 sono state registrate circa 15,8 milioni di transazioni (oltre il 90% del totale), mentre sono stati 1,4 milioni i versamenti effettuati agli sportelli della riscossione, ormai più orientati alla funzione di assistenza dei contribuenti.

Allo sportello, via web o con l’app

Chi si reca agli sportelli fisici, come posta, banca o agli sportelli dell’Agenzia di Riscossione, può consegnare il modulo pagoPA all’operatore, che utilizzerà la sezione con i dati riferiti al canale di pagamento scelto. Chi invece paga tramite i servizi telematici, come il portale dell’Ente di Riscossione o l’home banking, deve inserire il Codice modulo di pagamento di 18 cifre e l’importo da pagare riportati nel modulo pagoPA. Ancora più semplice il pagamento con smartphone e tablet tramite app. Basta inquadrare il QR Code o il Data Matrix (sul modulo sono i codici rappresentati da un codice a barre quadrato), e il sistema identifica subito il relativo versamento.

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In Italia tariffe di telefonia mobile tra le meno care d’Europa

In Italia i piani tariffari per la telefonia mobile sono tra i più economici d’Europa. Se pensiamo di spendere troppo per messaggi, chiamate e utilizzo di Internt dal nostro smartphone, quindi, ci sbagliamo. Nonostante gli ultimi rincari avvenuti sui clienti con contratti già attivi, in Italia nel corso dell’ultimo anno le tariffe di telefonia mobile sono diminuite del 20%. E oggi un cliente che cambia operatore spende, in media, 12,50 euro al mese, con un traffico dati di circa 45 GB.

Uno studio focalizzato sui piani tariffari intermedi di 12 Paesi europei

La conferma arriva da Facile.it, che ha confrontato le tariffe di telefonia mobile di fascia media proposte nel mese di giugno 2019 in diversi paesi europei, quali Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Norvegia, Olanda, Polonia, Spagna, oltre, ovviamente, all’Italia.

L’analisi ha preso in considerazione un mix di piani tariffari rappresentativi per ogni Paese, calcolando un valore medio sia in termini di costi sia in termini di traffico dati. Lo studio si è focalizzato sulla fascia intermedia dell’offerta, escludendo quindi le proposte entry level e quelle più costose.

Meno cari di noi solo Polonia e Francia

Ciò che è emerso da questo confronto è che sono pochi gli Stati che fanno meglio dell’Italia. Il Paese più economico di tutti è la Polonia, con 6 euro al mese e 72 euro l’anno, il 52% in meno rispetto al nostro Paese. Ma tra gli Stati europei più economici dell’Italia si trova anche la Francia, dove, in media, si spendono 9 euro al mese, per un totale di 107 euro l’anno. La bolletta italiana risulta perciò più alta del 40% rispetto a quella francese.

In Norvegia si spende il 126% in più rispetto all’Italia

La Norvegia è invece la nazione più cara: a Oslo si spendono, in media, circa 28 euro al mese, pari a 340 euro l’anno, il 126% in più rispetto a quanto spendono gli italiani. Tariffe alte però anche in Spagna e in Gran Bretagna, riporta Adnkronos. Se però si punta l’attenzione sui GB, con i dati di traffico incluso, nella fascia tariffaria analizzata da Facile.it lo scenario cambia sensibilmente. L’unico Paese che batte l’Italia è la Francia. Oltralpe con 9 euro i clienti ottengono in media 50 GB di traffico dati al mese. Sul podio, ma dopo l’Italia, si posiziona invece l’Irlanda, dove è possibile contare, sempre in media, su circa 22 GB di dati ogni mese.

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Furti d’auto, ecco le dritte per non farsi “fregare” la macchina

Per molti italiani la macchina è un oggetto di grande valore, da trattare con la massima cura. Eppure, c’è sempre un pericolo in agguato: il furto. E oggi più che mai l’allerta è alta, perché dopo 5 anni di costante, graduale calo, il numero dei furti d’auto nel nostro Paese è ritornato a crescere. Secondo i primi dati elaborati dal Ministero dell’Interno, nel 2018 sono stati 105.239 gli autoveicoli sottratti, +5,2% rispetto ai 99.987 registrati nel 2017. Un dato preoccupante, specie se si considera che la percentuale di auto rubate ritrovate si attesta solo al 40%.

I consigli degli esperti

Per mettere al sicuro la propria quattroruote, specie di questi tempi dove le nuove modalità hi-tech consentono di forzare un’auto e metterla in moto anche in meno di 60 secondi, arrivano i consigli degli esperti di LoJack, realtà specializzata nel rilevamento e recupero di auto rubate. Pronto quindi il decalogo, particolarmente utile quando si entra nel clima vacanziero e si rischia di essere più distratti del solito. Il vademecum prevede indicazione che solo in apparenza possono sembrare banali e suggerimenti per contrastare le nuove modalità hi-tech di sottrazione.

In moto e al parcheggio

Ecco le principali dritte. Non lasciare l’auto accesa e con le chiavi inserite, nemmeno per pochi secondi (come quando si è in doppia fila); anche se fa caldo, prima di lasciare l’auto chiudere sempre i finestrini e il tettuccio: ai ladri esperti servono solo pochi centimetri per fare il colpaccio. Non lasciare l’auto di notte in parcheggi isolati o incustoditi. Anche se, soprattutto nel periodo estivo, non si usa quotidianamente l’auto, verificare ogni giorno che sia parcheggiata nel punto in cui è stata lasciata. Denunciare subito l’eventuale furto aumenta la possibilità di ritrovare la vettura, specie se questa è dotata di un dispositivo di rilevamento hi-tech. E’ utile osservare con attenzione il luogo in cui si parcheggia: se per terra ci sono frammenti di vetro, è sego che l’area è a rischio furto o vandalismo. Non parcheggiare sempre nello stesso posto, le abitudini danno modo al ladro di organizzare al meglio il furto.

Attenzione alle truffe

Sempre più spesso i ladri utilizzano un escamotage come un finto incidente (con la tecnica dello specchietto, il lancio di piccole pietre sul fianco dell’auto o ancora un lieve tamponamento) per costringere i guidatori (soprattutto donne e anziani) a fermarsi, scendere dall’auto e sottrargliela. In autostrada quando si sosta all’autogrill o quando si parcheggia in un centro commerciale  e si chiude la vettura a distanza tramite una smart key, controllare sempre manualmente l’avvenuta chiusura delle portiere. Un ladro, appostato nelle vicinanze, potrebbe aver disturbato il segnale con un jammer per poi entrare indisturbato nel veicolo.

Sì alla protezione

Per mettersi al riparo da questo genere di furti, è utile installare sulla propria vettura  un sistema di antifurto. Ancora, si consiglia di proteggere la chiave della macchina, custodendola in un “card protector” che ne impedisca la clonazione o che blocchi la sempre più diffusa modalità di furto hi-tech “relay attack”, con la quale i ladri, utilizzando ripetitori in radiofrequenza, riescono a riprodurre la comunicazione tra l’auto e la sua chiave.

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Contraffazione, ogni anno in Italia bruciati 10,5 miliardi

Le perdite annuali dovute alla contraffazione e alla pirateria in 11 settori economici chiave per l’Ue ammontano a 60 miliardi di euro l’anno. Dato che i produttori legittimi producono meno di quanto avrebbero fatto in assenza di contraffazione, offrendo quindi lavoro a meno manodopera, un’analisi dell’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (Euipo) stima che nei settori interessati, in tutta l’Ue, le perdite dirette arrivino fino a 468 000 posti di lavoro. E la stessa analisi riporta che oltre un sesto delle perdite complessive è subito all’Italia, che vede bruciati dalla contraffazione 10,5 miliardi di euro ogni anno, pari al 10,1% delle vendite negli 11 settori. e a 174 euro per cittadino italiano ogni anno.

Dalla musica ai giocattoli fino agli alcolici: i settori più contraffatti della Ue

Quella pubblicata dall’Euipo è la seconda valutazione settoriale dell’impatto economico della contraffazione e della pirateria in settori economici chiave, noti per essere vulnerabili alle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale. In particolare, si tratta dei settori relativi a cosmetici e igiene personale, abbigliamento, calzature e accessori, articoli sportivi, giocattoli e giochi, gioielleria e orologi, borse e valigie, musica registrata, alcolici e vini, prodotti farmaceutici, pesticidi e smartphon. Che sono costretti a rinunciare complessivamente al 7,4 % di tutte le loro vendite, riferisce Askanews.

Abbigliamento, calzature e accessori in Italia perdono il 13,7 % delle vendite

Dalla prima analisi di Euipo (2018) il volume delle vendite perse è diminuito a livello dell’Ue in tutti i settori esaminati tranne due, abbigliamento, calzature e accessori, e cosmetici e igiene personale. Il settore dell’abbigliamento, delle calzature e degli accessori è il più grande in termini di volume delle vendite e di occupazione. Secondo le stime, in tutta l’Ue, il settore ha perso vendite pari a circa 28,4 miliardi di euro ogni anno, ovvero il 9,7% delle vendite complessive.

Mentre in Italia, le vendite perse nel settore dell’abbigliamento, delle calzature e degli accessori dovute alla contraffazione, sono stimate a circa 6,4 miliardi di euro all’anno, pari a circa il 13,7 % delle vendite.

Cosmetici e dell’igiene personale, stimati 7 miliardi di perdite

Nell’Unione la presenza sul mercato di merci contraffatte porta a una perdita stimata di 7 miliardi di euro per il settore dei cosmetici e dell’igiene personale. Ciò equivale al 10,6 % di tutte le vendite nel settore. In Italia, la perdita stimata per il settore dei cosmetici e dell’igiene personale è di 710 milioni di euro, pari al 9 % di tutte le vendite nel settore.

“L’Europa dipende da settori industriali come questi per la crescita e la creazione di posti di lavoro – commenta il direttore esecutivo di Euipo, Christian Archambeau – e la nostra attività di ricerca mostra come la contraffazione e la pirateria mettano a rischio la crescita e l’occupazione in tutta l’Unione Europea”.

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Virus Total include Yomi, la tecnologia italiana di Yoroi

La piattaforma di analisi malware di Google, Virus Total, include tra le sue funzionalità Yomi, la tecnologia italiana sviluppata da Yoroi, che consente la rilevazione e la gestione in sicurezza di malware informatici. Yomi è in grado di condurre un’analisi multilivello (statica, dinamica e comportamentale) sui software malevoli, e aiuta gli analisti a comprendere la dinamica dell’esecuzione del codice dannoso, risparmiando tempo e denaro.

Yomi consente a VirusTotal ad avere fino a sette sandbox integrati, oltre alle sandbox proprie di Virus Total per Windows, MacOS e Android.

La piattaforma è progettata secondo i principi della gamification, cioè come un gioco e un concorso a premi a cui tutti possono partecipare per finire nella hall of fame dei Cacciatori di virus.

Analizzare una grande varietà di tipi di file anche nei formati compressi

Yomi è in grado di “digerire” e detonare nel proprio sandbox documenti dannosi, file eseguibili, installatori e script senza alcun pericolo. La detonazione avviene in maniera controllata, registrando il comportamento di ogni file potenzialmente dannoso dentro un ambiente personalizzato, progettato per sconfiggere le tecniche di evasione più avanzate. Tra le altre caratteristiche della piattaforma ci sono anche quelle di poter analizzare una grande varietà di tipi di file, “compresi i pericoli che preoccupano di più gli utenti comuni e che derivano dal trattamento di documenti Pdf, Office, Powerpoint, Word o Excel, anche nei formati compressi – sottolinea Marco Ramilli di Yoroi – e di ispezionare gli indirizzi e i domini di rete”.

Oltre 856 milioni di campioni identificati durante l’ultimo anno

Yomi presenta inoltre funzionalità di analisi SSL per consentire ai cacciatori di malware di riconoscere le minacce nascoste che sfruttano la protezione crittografica, e permette di condividere con la comunità le proprie scoperte, rendendo possibile decidere di richiedere report privati per i campioni analizzati. I malware, riporta Askanews, rappresentano potenti strumento per il cyber crime in tutto il mondo. E con oltre 856 milioni di campioni identificati durante l’ultimo anno sono uno dei principali tipi di minaccia che aziende e organizzazioni affrontano ogni giorno per gestire la propria attività con grande impegno di tempo, risorse e denaro, mettendo a rischio la propria reputazione e gli asset dei loro clienti.

I malware hanno sviluppato la capacità di eludere ogni rilevamento

Le minacce malware hanno sviluppato in questi anni la capacità di eludere ogni rilevamento, scavalcando le barriere di sicurezza e rimanendo in silenzio fino a scatenare il loro potenziale malevolo. In questo modo consentono ad hacker, cyber-criminali e spie di rubare segreti, dati, beni digitali e denaro compromettendo processi aziendali. E quando colpiscono le infrastrutture critiche mettono a rischio persino vite umane. Il motivo? Poterne trarre profitto, ma anche solo per divertimento.

 

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La mobilità elettrica raddoppia in Italia

Dalle circa 5.000 unità del 2017 alle circa 10.000 del 2018, nell’ultimo anno in Italia le vendite dei veicoli elettrici e ibridi sono raddoppiate: una crescita che fa ben sperare per il futuro. E come rileva il Rapporto di Fondazione Symbola in collaborazione con Enel X, negli ultimi due anni si è assistito anche a un maggior interesse per il tema dell’infrastrutturazione della rete di ricarica.

“La mobilità elettrica avrà un ruolo fondamentale per la progressiva decarbonizzazione della nostra economia. I benefici non sono solamente ambientali – spiega Francesco Starace, AD e Direttore Generale di Enel – la mobilità elettrica può rappresentare un’opportunità di sviluppo da cogliere per l’intero Paese”.

Nel mondo sono 5,3 milioni i veicoli elettrici per passeggeri o merci

Anche nel mondo la diffusione di auto elettriche cresce rapidamente. Attualmente ci sono 5,3 milioni di veicoli elettrici per passeggeri o merci (1,5 milioni nel 2016), di cui 2 milioni in Cina (+150% nel 2018 rispetto al 2017 ), e 1 milione negli Stati Uniti (+100% nell’ultimo anno). In Europa il primato è della Norvegia, dove circolano 250.000 auto elettriche a fronte di soli 5 milioni di abitanti. La crescita del mercato ha interessato però anche il settore della mobilità pubblica. Oggi circa il 20% delle flotte di bus a livello globale sono elettriche, con le città cinesi leader di questo trend, che rappresentano il 99% dello stock mondiale, riporta Askanews.

“Dotare il Paese di una rete di ricarica capillare”

Si stima che a oggi siano presenti sul territorio oltre 8.300 punti di ricarica pubblici. E a fine marzo è stato raggiunto un traguardo importante, con circa 5.700 nuovi punti di ricarica installati in tutta Italia. “Ci siamo posti l’obiettivo di dotare il Paese di una rete di ricarica capillare che permetta a chi guida un veicolo elettrico di percorrere l’Italia dalla Valle D’Aosta alla Sicilia senza paura di rimanere a piedi – afferma Francesco Venturini, Responsabile di Enel X -. Il nostro obiettivo è quello di installare circa 28.000 punti di ricarica al 2022, con un investimento complessivo fino a 300 milioni di euro”.

Nei prossimi 5-10 anni investimenti globali per circa 300 miliardi di dollari

L’ultimo Salone dell’automobile di Ginevra ha reso l’idea della quantità di modelli e soluzioni di mobilità sostenibile a zero emissioni. Secondo una ricerca di Reuters, evidenzia lo studio, gli investimenti a livello globale annunciati dalle case automobilistiche sui veicoli elettrici nei prossimi 5-10 anni ammonteranno a circa 300 miliardi di dollari. Quasi nessuna casa automobilistica manca all’appello, tutti i maggiori player mondiali stanno investendo nell’elettrico.

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